La leggenda attribuisce i meriti della creazione della pasta agli Dei, ma in realtà sono stati i popoli antichi, sia pure attraverso esigenze e metodi diversi, ad impastare, e poi lasciare essiccare, la farina di grano con l'acqua. In questo modo venne risolto il problema della conservazione e quindi fu così che la pasta si diffuse in tutti i porti del Mediterraneo. In epoca romana la pasta fresca era particolarmente apprezzata ed una singolare testimonianza in questo senso è il termine romano "lagano" che è ancora molto in uso in Calabria. Serve infatti a descrivere la "pasta a nastro", quella che i calabresi chiamano "laganella" o "leganaca" e che altrove, invece, è nota come tagliatella o lasagna.La pasta, per lungo tempo, rimase alimento dei poveri, tant'è che veniva mangiata con le mani. Solo nel 1700, per merito di un ciambellano di Re Ferdinando II° ed alla sua semplice quanto geniale intuizione di utilizzare una forchetta di legno a quattro punte, la pasta incominciò ad essere servita anche nelle mense dei nobili iniziando così il giro di tutto il mondo. Oggi la pasta, componente principe della dieta mediterranea, è il cibo italiano più noto, quello che istintivamente viene associato al nostro paese ed alla nostra storia. In Calabria resta forte e radicata la tradizione della pasta fatta in casa che ogni famiglia, specie in occasione di ricorrenze e festività, elabora con particolare cura. Questa così consolidata tradizione ha determinato la creazione di tante piccole aziende per la produzione di pasta artigianale che, a visitarle, sembrano tanti laboratori di genuinità e di antichi sapori.
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“Cu si marita è cuntentu ‘nu jornu, Cu ammazza u porcu è cuntentu pe’ ‘n’annu”.
Chi si sposa è contento solo un giorno,chi ammazza il maiale è contento tutto l’anno.
“Cu’ di l’amici e d’i parenti spera simina a l’acqua ed a lu ventu spara”
Sperare negli amici e nei parenti è come seminare all’acqua e sparare al vento
“tabbaccu e vinu u campusantu è vicinu”
Non bisogna abusar del tabacco e del vino perché ti portano diritto al cimitero.
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La 'Nduja (dal francese Andouille ⇒ Anduja) è un tipico salame calabrese morbido e particolarmente piccante e viene prodotta prevalentemente nella zona di Spilinga (VV), ma oggi, grazie alla sua fama di prodotto tipico regionale Calabrese, è considerato un alimento tipicamente associato, come avviene per il peperoncino, a tutta la Calabria. La 'Nduja viene preparata con le parti grasse del suino, con l'aggiunta del peperoncino piccante calabrese, ed è conservata nel budello cieco (orba), per poi essere affumicata.
Il Vecchio Amaro del Capo è un liquore calabrese della Distilleria Caffo (di Limbadi). Ormai noto in tutto il mondo rappresenta un simbolo per la Calabria intera. Deve il suo nome alla località nella quale viene prodotto, Capo Vaticano (in provincia di Vibo Valentia). Basato su ingredienti naturali (acqua, alcool neutro, zucchero, infusi di erbe e aromi naturali) viene preparato facendo macerare per alcuni giorni nell'alcool a 90° una ventina di ingredienti naturali tutti prodotti da piante che crescono in Calabria (mandarino, anice, arance, camomilla, ginepro, liquirizia, menta e issopo). Dal colore scuro si caratterizza per il suo gusto dolce ed un retrogusto molto aromatico. E' bene berlo ghiacciato!
Ormai nota in tutto il mondo la Cipolla Rossa di Tropea da poco ha ottenuto il riconoscimento di prodotto di Indicazione Geografica Protetta (I.G.P.) proprio in virtù delle spiccate caratteristiche organolettiche e del forte legame al territorio. La bontà della Cipolla Rossa di Tropea può essere gustata fresca, con l’inconfondibile sapore dolce e tenero ed un caratteristico colore che dal bianco vira fino al rosso violaceo. Nella provincia di Vibo Valentia viene coltivata praticamente da Nicotera sino a Pizzo Calabro ovvero su tutta la costa tirrenica.
